La nostra storia

Beato Arsenio da Trigolo

“Senza amore non si può educare”. Così soleva sottolineare padre Arsenio in quella nostra Torino postunitaria, così tanto fiera del suo progresso economico e dei suoi bei salotti, ma altrettanto sorda alle necessità di coloro che in questo scenario – apparentemente idilliaco – mancavano del necessario. Ed è proprio qui che ha inizio la nostra storia, una storia silenziosa e nascosta, ma allo stesso tempo animata dalla voce della Provvidenza che, per vie imperscrutabili e misteriose, volle posare il suo sguardo sulla umile e semplice vita di un uomo – il nostro Fondatore – che, come tanti altri uomini e donne del suo tempo, ha saputo incarnare e fare sua l’espressione “Beati i miti, perché avranno in eredità la terra”. Nell’ultima decade del secolo XIX, tra le tante iniziative di carità, alcune dame vivevano insieme per dedicarsi all’infanzia abbandonata; vivevano alla Crocetta ed erano arrivate qui dal Martinetto grazie all’intervento del Canonico Giuseppe Casalegno, uomo dall’animo generoso e disponibile, che seppe mettere al servizio del prossimo l’immenso patrimonio di cui, suo malgrado, era divenuto erede. Era il 2 gennaio 1893 e quello fu il giorno della nascita giuridica delle Suore di Maria Consolatrice. L’arcivescovo di Torino, Davide dei Conti Riccardi, con intuito apostolico, pregò allora don Giuseppe Migliavacca, sacerdote originario del cremonese (poi padre Arsenio) – giunto da poco a Torino – di prendersi cura della nascente famiglia religiosa per la quale egli ì volle adattare la spiritualità ignaziana. E così ne divenne ipso facto fondatore e padre, insegnando alle sue figlie spirituali a compiere “opere di misericordia, rivolgendosi di preferenza agli orfani, ai malati, agli ultimi della società”. In quel tempo il Canonico Casalegno aveva ereditato dal padre, fuori dalla Barriera Orbassano, una casa di campagna situata presso la cascina Ricca; qui il Canonico trasferì l’Istituto Gesù Bambino  della Crocetta, nato per accudire gli orfani e così chiamato perché il primo bambino era stato accolto la notte di Natale del 1894. A circa trecento passi dall’Istituto Gesù Bambino era stata messa in vendita Villa Paolina (affacciata su quella che oggi è via Caprera); il Fondatore poté dare ai proprietari un buon acconto e il rimanente fu poi saldato dal generoso Casalegno, considerato da quel momento Cofondatore dell’Istituto (le sue spoglie mortali riposano attualmente nella nostra chiesa di Maria Consolatrice). Nel 1901 le suore si trasferirono a Villa Paolina, una elegante dimora cui si accedeva tramite un viale di ippocastani e adornata da un verde e rigoglioso giardino. L’idea del Fondatore e del Cofondatore era quella altresì di ampliare la provvisoria cappellina facendone una vasta chiesa da aprire al pubblico. E così, nel 1904, il cardinale Richelmy, Arcivescovo di Torino, consacrava e apriva al culto pubblico la chiesa di Maria Santissima Consolatrice che divenne presto un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere (la chiesa di Santa Rita non esisteva ancora!). Da allora la chiesa divenne il cuore pulsante di tante opere che vedevano le suore di padre Arsenio impegnate a farsi dispensatrici di quella stessa gratuità che avevano appreso dal loro Fondatore.
Così nel 1953, con quello stesso zelo apostolico delle origini, venne richiesta l’autorizzazione per l’apertura di una scuola secondaria di avviamento professionale in ambito commerciale e nel 1957 l’allora ministro dell’Istruzione ne decretò il riconoscimento legale.
Qualche anno dopo, nel 1962, si avviò una scuola secondaria di primo grado unica e, tra il 1968 e il 1971, venne infine costruito l’edificio della scuola che collega l’ala più antica con le strutture adiacenti alla chiesa.
Oggi il plesso scolastico accoglie classi della Scuola dell’Infanzia, della Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di primo grado, e mette al servizio della famiglie quella stessa carità appresa da padre Arsenio da Trigolo, un uomo che, sapendosi tanto amato, insegnò alle sue suore ad amare.
Il centro della nostra missione educativa era ed è tuttora la persona, o meglio ancora, l’essere umano, perché “l’educazione consiste in sostanza nel fatto che l’uomo divenga sempre più uomo” (Giovanni Paolo II, Discorso all’Unesco, 1980); educare cristianamente i nostri ragazzi infatti significa intravedere in essi gli uomini e le donne che un giorno saranno per questa nostra società. Educare è permettere ai nostri ragazzi un incontro totale con la Realtà, così varia e sfaccettata, ma al contempo unica e irripetibile. In questo stesso modo aveva concepito la scuola il nostro Fondatore quando organizzò l’estensione dell’opera iniziale prevedendo, tra le opere di misericordia spirituale, la possibilità di servire il prossimo mediante la scuola, anch’essa edificata sull’unico fondamento cardine di tutta la sua vita: “la diffusione del regno di Cristo per la maggior gloria di Dio”. A noi Comunità educante dell’Istituto il delicato – ma meraviglioso – compito di far comprendere ai nostri giovani che sono amati e che sono chiamati a qualcosa di più grande; per un insegnante non esiste educazione che non vada incontro alle piccole frustrazioni quotidiane e alla mortificazione di se stessi, nella piena consapevolezza che il più delle volte, per guadagnare un ragazzo, si deve essere totalmente disposti a “perdere”. Solo così, animati da una profonda passione, saremo capaci di farci carico delle necessità di tutti coloro che sono affidati alle nostre cure, adottando ogni giorno il motto di quell’umile frate cappuccino dalla lunga barba bianca che ancora oggi sembra incoraggiarci con le sue parole:



“Senza amore non si può educare”


Un giovane Padre Arsenio

7 OTTOBRE 2017 BEATIFICAZIONE DI PADRE ARSENIO DA TRIGOLO

Le parole del cardinale Amato

Padre Arsenio era un sacerdote fiero della sua vocazione e del suo apostolato di bene. Egli seppe mantenere sempre viva la tensione alla santificazione propria e altrui. Amava la preghiera, il sacrificio, il lavoro. Era un apprezzato maestro di vita spirituale e un esperto confessore, aveva una cultura non comune [..] Le virtù dell’umiltà e della carità sono le colonne portanti della sua spiritualità. Fu lui il primo a viverle. Diceva: “L’umiltà ci fa amare i rifiuti, i disprezzi, e tollerare pazientemente le contrarietà”. Ripeteva spesso: “Siate umili, non temete di abbassarvi […] La Grazia di Dio trasformò il nostro Beato fino a renderlo eroico discepolo di Gesù. Oggi egli chiama tutti noi all’imitazione del suo esempio. Invita soprattutto le sue figlie spirituali alla fedeltà alla loro vocazione e apostolato tra i bisognosi. La Beatificazione del fondatore è un’ulteriore conferma della validità del loro carisma che vede nella carità operativa, la più alta manifestazione della carità apostolica

Le parole dell’Arcivesco Mario Delpini

Voglio ringraziare tutti a nome del Beato e penso che ciascuno di noi abbia bisogno di un momento di raccoglimento e di meditazione per rendersi conto di quale grazia abbiamo ricevuto in questa giornata. Egli fece sempre il bene nel nascondimento e ritengo che oggi stia facendo qualche grazia nascosta. Impariamo a essergli grati e a configurare la nostra vita alle sue virtù, facendo in modo di avene frutto.

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